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FEUDO



Il Feudo di San Odorico

Sacile - pro manuscripto

per gentile concessione di Mons. Lino Garavina


INDICE
Mappa del Feudo

CAP I - PRIMA CHE SORGESSE IL FEUDO

Venti secoli fa il territorio del comune di Sacile era attraversato da una strada romana. Mettetevi davanti alla carta geografica dell’Italia ed osservate il maestoso anfiteatro delle Alpi. Su quei monti e nelle valli vivevano popolazioni libere e, per lo più ostili a Roma. Per assoggettarle il console Postumio Albino realizzò, già nel 148 a.C. , una strada militare che, partendo da Genova, correva alle falde delle Alpi ed arrivava fino ad Aquileia. In onore di colui che l’aveva voluta, la strada fu chiamata "Postumia". Realizzata la grande arteria, che consentiva rapidi spostamenti alle legioni romane, gradualmente furono aperte numerose diramazioni che si addentravano tra i monti. Una diramazione della Postumia attraversava il territorio dell’attuale comune di Sacile. Partendo da Oderzo, attraverso il territorio di Portobuffolè, raggiungeva il fiume Paisa, a quel tempo assai ricco d’acque. Superato il fiume toccava l’attuale S. Giovanni del Tempio e si inoltrava tra i monti. Sotto l’Impero Romano gli abitanti del nostro territorio vissero tempi tranquilli, ma con la fine dell’Impero, per un periodo di più secoli queste zone divennero terra di conquista e luogo di passaggio di popoli barbari e nomadi, che saccheggiavano e distruggevano i villaggi, massacravano gli abitanti e facevano bottino di quanto poteva essere asportato. Distrutte le case, cancellate le strade, crebbero fitte boscaglie. Soltanto nella seconda metà del decimo secolo la vita riprese a rifiorire in Friuli. In luoghi adatti alla difesa sorsero castelli e fortilizi, circondati dalle case del villaggio. Intorno all’anno mille, il Friuli sembrava una selva di torri di avvistamento e di difesa. nel territorio dell’attuale comune di Sacile sorsero e si ressero con statuti autonomi:

  • il Castello di Cavolano, distrutto nel 1347;
  • la Comunità di Sacile, che disponeva di un possente castello circondato da mura ed acque;
  • il Feudo d’abitanza con castello di S. Odorico;
  • l’ospedale (cioè l’ospizio per pellegrini) di S. Leonardo del Camollo, retto dai cavalieri Templari che, in seguito fu denominato "di S. Giovanni del Tempio".
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CAP II - GEOGRAFIA DEL LUOGO DOVE SORGEVA IL FEUDO

Per meglio comprendere la storia del Feudo di S. Odorico è opportuno conoscere la geografia del luogo. Il Feudo era delimitato a nord dal fiume Paisa; importante era il punto dove la diramazione della strada Postumia lo attraversava. In quel punto furono trovate tracce di antichissime costruzioni, tratti di acciottolato, frammenti di laterizi, un pozzo ed un’anfora contenente alcuni chilogrammi di monete romane, databili dal 70 a.C. al terzo secolo d.C. La Paisa confluisce nel Livenza nei pressi del torrione di Castelvecchio in Sacile. A sud-ovest il Feudo di S. Odorico era delimitato dal Livenza, però il castello sorgeva nel punto in cui i due rami del Livenza si ricongiungono, dopo essersi divisi per formare l’isola su cui sorge Sacile. Per la verità al castello di S. Odorico apparteneva anche il "donegal", area su cui la famiglia Balliana costruì, in questo secolo, le proprie abitazioni. Il Feudo era delimitato ad est dai Camolli o Campi Molli. La pianura dei Camolli, che ora fa parte dei comuni di Fontanafredda, Sacile e Brugnera, fino ai primi anni del 1900 era un vasto territorio di creta e carant impermeabile. Dopo la pioggia diventava molle ed appiccicoso, a stento si ricopriva di poca erba e qualche arbusto. Quella pianura era un campo ideale per scontri armati. Difatti nei Camolli si svolse la battaglia tra le truppe del Patriarca e quelle di Riccardo VI da Camino nel 1335 e la battaglia fra le truppe austriache e quelle francesi nel 1809. Un vecchio di S. Odorico ricordava che, nei primi anni di questo secolo, nei Camolli, i Signori della zona, praticavano a cavallo la caccia al cervo, che veniva portato sul luogo, liberato e poi rincorso ed ucciso. Dopo la prima guerra mondiale, i Camolli furono lottizzati e posti in vendita. Acquistati da piccoli proprietari, dopo anni di fatiche, sono diventati terreno fertile. Il territorio del Feudo oggi è attraversato dalle linee ferroviarie Venezia-Tarvisio e Sacile-Pinzano; ma un tempo, cioè prima che fosse costruita la ferrovia, il Livenza, dopo aver circondato d’acqua la città di Sacile, si ricomponeva davanti al castello di S. Odorico, quindi disegnava un’ansa semicircolare che lambiva la chiesa di S.Odorico. Gli ingegneri austriaci che, negli anni 1850/60, realizzarono la ferrovia, ritennero che non si potesse costruire il ponte su un’ansa del fiume e progettarono di raddrizzare in quel punto il corso del Livenza. Realizzato il ponte, si formarono due smorte, una a destra e l’altra a sinistra della ferrovia, che a poco a poco si impaludarono. Il 5 novembre 1944, un bombardamento angloamericano distrusse chiesa e campanile e sconvolse il piccolo centro di S. Odorico causando 34 morti, dei quali 23 appartenevano alla parrocchia di S. Ulderico e tra questi 12 erano fanciulli.

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CAP III - I FEUDATARI DI S.ODORICO

Per poterci raccapezzare nel groviglio di nomi dei Feudatari, dobbiamo premettere che furono quattro le famiglie di Feudatari succedutisi in S.Odorico: i Pelizza, i Di Porcia, i Ragazzoni e i Flangini. A questi ultimi succedettero, nella prima metà del 1800, quali eredi dei beni, ma non dei titoli nobiliari, i Billia. Nel 1865 e 1867 i terreni in San Odorico, con annessi obblighi verso la chiesa e diritto di giuspatronato sulla nomina del Parroco, passarono alla famiglia Balliana.

I Pelizza

5 luglio 1237. I fratelli Corrado ed Enrico Pelizza ricevono l’investitura del Feudo di S.Odorico, già posseduto dai loro avi. Nell’anno 1262 Corrado acquista tutto il castello di S.Odorico del quale, in antecedenza, possedeva solo la metà. A Bertoldo succede il Figlio Corrado. Questi, dal 1307 al 1311, fu privato del Feudo di S.Odorico e investito del Feudo di Torre. 30 luglio 1335. le truppe patriarcali, nei Campi Molli, affrontano e sconfiggono Rizzardo VI da Camino che, gravemente ferito, fugge a Serravalle, dove muore. Ancor oggi si può vedere il sarcofago che ne conteneva le spoglie. A Corrado succede il figlio Franceschetto e a lui Guarnerio. Questi, il 26 maggio 1411, assieme ad altri due nobili Sacilesi, sottoscrive a Venezia, in nome della Comunità di Sacile, un documento di alleanza con la Serenissima. A Guarnerio succede il figlio Enrico. Toccò a lui assistere impotente alla distruzione del Castello, ordinata dal Luogotenente delle truppe patriarcali nel 1419, col pretesto di meglio difendere Sacile. Gli fu promesso che il Castello sarebbe stato ricostruito, ma – perduta la guerra – tutto il Patriarcato fu annesso alla Repubblica Veneta ed il Castello di S.Odorico non fu mai più riedificato. Sul luogo rimase, o fu ricostruita, una piccola torre simbolica. Una mappa del 1633, per indicare il luogo dell’antico Castello, reca questa scritta: "Torre sine castello", cioè Torre senza castello. Nel 1474 Enrico Pelizza fa gettare due ponti levatoi: l’uno dall’isoletta del distrutto Castello (la Cortina) verso sacile, l’altro dalla "Cortina" alla "Corte Maggiore" cioè al Donegal. L’anno seguente, in seguito alle rimostranze sacilesi, i Magistrati della Repubblica impongono al Pelizza alcune restrizioni. Ad Enrico sarebbe dovuto succedere il primogenito Francesco ma, ricoprendo questi la carica di precettore dei Templari della Precettoria di S.Quirino, la dignità feudale passò, nel 1478, al fratello Felice. Costui conclude la serie dei feudatari Pelizza, avendo avuto soltanto due figlie: Elisabetta e Giovanna, alle quali non poteva essere trasmessi il feudo. Elisabetta sposò Manfredo Di Porcia, mentre Giovanna ne sposò il fratello Giovanni e la Serenissima Repubblica saggiamente trasferì il feudo dei pelizza ai citati fratelli Di Porcia. Non possiamo chiudere il racconto sui feudatari Pelizza senza ricordare che erano anche componenti del Consiglio della magnifica Comunità di Sacile. Anzi, per lungo tempo, furono i reali Signori di Sacile. E’ l’epoca della Signorie: Signori di Treviso sono i Da Camino; Signori di Padova sono i Da Romano; signori di Sacile sono i Pelizza.

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CAP IV - I DI PORCIA

Durante il dominio della Repubblica Veneta, quando una famiglia feudataria si estingueva per mancanza di discendenza maschile, la giurisdizione e la proprietà del Feudo tornavano a disposizione dello stato. Questo appunto accadde all’estinguersi della dinastia dei feudatari Pelizza. Felice Pelizza non aveva avuto figli maschi. Le sue figlie Elisabetta e Giovanna avevano sposato rispettivamente i fratelli Manfredo e Giovanni Di Porcia. Questi ultimi, alla morte di Felice Pelizza, presentarono ai Provveditori sopra i Feudi una petizione per "acquistar la iurisdition et quelli pochi beni de ragion del Feudo che fu del quondam misser Felise Pelizza suocero nostro". Offrivano la somma di 4000 ducati. Il doge Andrea Gritti, tenuto conto della fedeltà dei Di Porcia alla Repubblica e del fatto che i richiedenti avevano sposato le figlie del defunto feudatario, nel 1533, accolse la petizione. La famiglia dei Di Porcia vantava antichissima nobiltà ed aveva giurisdizione su molti luoghi posti sulla destra del Tagliamento. Il Feudo di S.Odorico aggiungeva ben poco ai loro vastissimi possedimenti ed onori. Felice e Panfilo erano i figli di Giovanni Di Porcia. Panfilo (chiamato più spesso nei documenti Pompilio), a cui spettava il diritto di trasmettere il titolo, in data 18 marzo 1575, rinunciò spontaneamente al Feudo nelle mani del doge Alvise Mocenigo. I Di Porcia ressero il feudo di S.Odorico soltanto per 42 anni, in tempi durante i quali il Friuli era in continuo allarme per le minacce di incursioni dei Turchi. La vittoria navale di Lepanto (7 ottobre 1571) pose fine a quel periodo. Non sapremmo indicare alcuna opera degna di ricordo lasciata dai Di Porcia nel nostro paese all’infuori di questa, che però è di capitale importanza: l’erezione della Parrocchia, ottenuta dallo smembramento dell’antica Pieve di S.Vigilio di Palse.

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CAP V - NASCITA DELLA PARROCCHIA DI S.ULDERICO

Nella storia del Feudo si inserisce la nascita o, come si dice, l’erezione della parrocchia di S. Ulderico. Fin dal 1300 esisteva in S.Odorico una cappella, soggetta alla Pieve di S.Vigilio (presso Palse di Porcia) dotata di un reddito annuo di 40 libre (moneta del Patriarcato di Aquileia). Il 21 giugno 15521 la contessa Elisabetta Pelizza, moglie del conte Manfredo di Porcia, sentendosi prossima alla morte, dettò al notaio il suo testamento (di cui copia autentica si conserva nell’archivio della Parrocchia di S.Nicolò di Sacile). In quel testamento si legge: "… ha lassado alla Ecclesia de Santo Odorico posta nel suo territorio il compimento de far la ditta gesia de Santo Odorico zoè de piere et calcina et copi item ha lassado per fornimento d’essa ecclesia una sua vesta qual portava de damaschin rovan et una de mocagnaro…" La volontà della testatrice fu messa in atto entro breve lasso di tempo. Popola costruzione della chiesa fu eretta la Parrocchia soggetta a "giuspatronato". Il "giuspatronato" consisteva nel diritto di scegliere il parroco. A questo diritto rinunciarono gli ultimi eredi, i fratelli Balliana, nel 1941. Lo storico Degani attesta che S.Odorico era già parrocchia prima del 1562. Poiché la nuova parrocchia nasceva dalla matrice "Pieve di S.Vigilio" che fa parte della diocesi di Concordia, anch’essa fin dalle origini fece parte della stessa diocesi. Qualche anno dopo il Vescovo Mons. Cesare De Nores visitò la parrocchia di S.Ulderico e lasciò una relazione manoscritta. Trascrivo, traducendo dal latino, una parte di quel documento: "Mercoledì 12 sett. 1584. Il reverendissimo Vescovo visitò la Chiesa di S.Odorico al di là delle mura di Sacile. Questa Chiesa appartiene alla diocesi di Concordia ed è di giuspatrono dei signori Conti Di Porcia ai quali spetta l’elezione e la presentazione (del parroco). Ci sono circa 70 anime da Comunione. È Pievano il reverendo sacerdote Federico Crescendolo… La Chiesa ha un reddito di 60 ducati… ci sono tre altari… l’altar maggiore, sul quale è posto il tabernacolo per il SS. Sacramento in legno dorato, è consacrato". Seguono le varie prescrizioni: "… quanto prima si costruiscano il campanile e la sacrestia… il cimitero sia recintato con mura e cancello…". Sospendiamo per ora la storia della parrocchia per riprendere il racconto delle vicende del feudo.

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CAP VI - I RAGAZZONI

Il conte Pompilio Di Porcia, non potendo trasmettere il feudo dal momento che non aveva figli maschi, nell’anno 1575 vendette l’intera proprietà già dei Pelizza ai fratelli Jacomo e Placido Ragazzoni, ai quali, nel 1577, fu conferita dal doge Sebastiano Venier la solenne investitura del feudo con il titolo di Conti di S.Odorico.
I Ragazzoni, giudicando troppo angusto il luogo dove un tempo sorgeva il castello feudale di S.Odorico, chiesero ed ottennero dalla Comunità di Sacile il consenso di costruire la loro principesca dimora (è quella che oggi viene chiamata Palazzo Flangini-Billia).
Jacomo,  Mons.Gerolamo e Placido,  figli di Benedetto Regazzoni, erano nobili veneziani e ricchissimi armatori navali.  Mons.Gerolamo fu Vescovo coadiutore di Famagosta,  poi Vescovo di Bergamo,  quindi Nunzio in Francia.  Pronunciò il discorso finale al Concilio di Trento.  Placido curò, assieme al fratello Jacomo, gli affari di famiglia.  Durante la guerra contro i turchi, assolse il compito di negoziatore della Serenissima con gli Alleati della Lega Cristiana.  Fu onorato da Enrico III di Francia con il titolo di Cavaliere.
Di Jacomo, al quale spettava il diritto di trasmettere il titolo di Conte di S.Odorico (ed è perciò il personaggio più interessante della nostra storia), parla un libro stampato l’anno stesso della sua morte  (Giuseppe Gallucci – Vita del chiarissimo Signor Jacomo Ragazzoni conte di S.Odorico – stampato a Venezia nel 1610).
I sei grandi affreschi del Salone d’onore di palazzo Flangini-Billia illustrano importanti vicende della famiglia dei conti Ragazzoni.
Investiti del feudo, i fratelli Ragazzoni divennero “Conti di S.Odorico”, ebbero il potere di esercitare la giustizia e ottennero il diritto di sedere fra i Castellani del Parlamento della Patria del Friuli.  Furono gravati dell’onere di contribuire, in caso di guerra, al mantenimento di mezzo cavallo nonché di offrire ogni anno un grosso cero alla cappella del Doge, cioè alla chiesa di S.Marco in Venezia.
I feudatari Ragazzoni sono ricordati, non tanto per quel che fecero in S.Odorico, quanto per la ricchezza e lo sfarzo di cui facevano sfoggio nel palazzo di Sacile, residenza prediletta dal conte Jacomo, da quando si era ritirato dal commercio e dagli affari.  Nel palazzo di Sacile il conte Jacomo, nel 1574, ospitò re Enrico III, che dalla Polonia andava ad occupare il trono di Francia, e con lui la sua corte.  Nel 1581 ospitò l’imperatrice Maria d’Austria,  figlia di Carlo V e vedova dell’imperatore Massimiliano II.  A ricordo di questo avvenimento rimane una lapide, un tempo murata sopra l’arco della Torre dei Mori ed ora presso l’omonimo ponte sul Livenza.
Tra fasti e lutti familiari la vita del conte Jacomo si avviò alla fine.  Morì nel gennaio 1610.  Qualche mese dopo morì anche suo figlio Benedetto; rimase così erede del feudo un fanciullo: Giacomo o Giacomino.
Il fanciullo venne affidato alla tutela dello zio paterno, l’Arcivescovo di Zara Vettor, che a sua volta morì nel 1615.  Il bambino fu quindi affidato ad uno zio materno.  Dopo la morte di quest’ultimo, Giacomino, divenuto maggiorenne, frequentò compagnie di profittatori, cadde vittima di raggiri e sperperò l’immenso patrimonio ereditato.  Si macchiò di molti reati: stupri, rapine, liti e perfino di omicidio.
Ricercato dalla giustizia della Repubblica di Venezia, nel 1625 gli fu confiscato quanto restava del patrimonio familiare e fu posta una taglia sul suo capo. Dopo tre anni si venne a sapere che era stato ammazzato nei pressi di Mantova durante una rissa.
Così, dopo meno di mezzo secolo, il feudo di S.Odorico rimase ancora una volta vacante.

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CAP VII - I FLANGINI

I possedimenti sacilesi dei Ragazzoni furono acquistati dai Sagredo e dai Tiepolo.
Il feudo giurisdizionale di S.Odorico venne posto all’incanto e fu aggiudicato alla famiglia veneziana FLANGINI per 7.000 ducati, più 6.300 ducati per le migliorie apportate dai Sagredo e dai Tiepolo.
I fratelli Flangini, Girolamo, Antonio e Andrea del fu Alvise, furono investiti del feudo il 20 novembre 1638.  Con l’investitura acquisirono diritti e doveri che già avevano i conti Ragazzoni.
Ma chi erano e da dove provenivano i Flangini ?
Erano ricchissimi mercanti veneziani, di origine friulana, che gradualmente acquistarono sempre maggiore importanza nell’economia e nella politica veneziana.
Nel 1376 il cavalier Alvise Flangini aveva perso la vita nella guerra per la conquista della città di Nicosia (isola di Cipro).  Nel 1664 il conte Girolamo offrì centomila ducati per sostenere la Repubblica di Venezia in difficoltà finanziarie per la difesa della città di Candia (isola di Creta) dai Turchi.   L’imperatore d’Austria Ferdinando terzo onorò Girolamo Flangini (per sé e discendenti) del titolo di Conte del Sacro Romano Impero.  Nel 1664 i Flangini chiesero ed ottennero di essere aggregati all’ordine dei Patrizi Veneti che era il più alto grado della nobiltà veneziana e dava il diritto di far parte del senato della Repubblica.
Nel 1668 i Flangini ristrutturarono il palazzo di Sacile, per accogliere lo zar di Russia Pietro il grande, ma la visita non si compì a causa di sommosse scoppiate in Russia.
I Flangini, oltre ai meriti come imprenditori, potevano vantare anche una tradizione di fedeltà alla serenissima Repubblica che durava da secoli.
Dopo l’investitura a Conti di S. Odorico si sono succedute  quattro generazioni della Famiglia Flangini.  Alla prima generazione appartengono Girolamo, Antonio e Andrea.  Girolamo trasmise il feudo ai figli Giulio-Sigismondo (che abbracciò la carriera ecclesiastica), Costantino e Lodovico.
Lodovico, il terzogenito, divenne Ammiraglio della flotta veneziana.  Si coprì di gloria battendo la flotta turca in due battaglie navali.  La vittoria fu rattristata  per la morte in battaglia dello stesso Ammiraglio nel giugno 1717.
I figli di Costantino – eredi del feudo -  sono Girolamo, Marco, Marcantonio, Antonio e Beatrice.  Il secondogenito, al quale spettò di trasmettere il feudo, ebbe tre figli: Costantino, Lodovico ed Elena.
Questa è la quarta ed ultima generazione dei flangini, Conti di S.Odorico.  Al secondogenito sarebbe spettato il diritto di trasmettere il feudo se i tumultuosi avvenimenti storici non avessero per sempre cancellato le giurisdizioni locali di origine feudale.

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CAP VIII - IL CARDINALE LODOVICO FLANGINI

L’ultimo feudatario, conte di S. Odorico, fu Lodovico Flangini, nato a Venezia nel 1733. Uomo di vasta e profonda cultura, a 26 anni sposa Laura Maria Donà da cui ha una figlia, Cecilia. Dopo solo due anni di matrimonio resta vedovo e decide di non risposarsi. Si dedica con zelo e competenza all’attività politica.
Durante la seconda metà del secolo XVIII la decadenza sociale e politica di Venezia diventa sempre più evidente. Nel tentativo di risollevare le sorti della Repubblica, nel 1774, viene istituita una Commissione di 5 Saggi con l’incarico di correggere le leggi vigenti e predisporre i mezzi per il risanamento della vita sociale e politica della Serenissima. Il conte Lodovico Flangini è fra questi.
Nel 1776 il Senato nomina il Flangini “Uditore di Rota” presso la S. sede per conto della Repubblica. Il Flangini si trasferisce a Roma dove si fa apprezzare come letterato e uomo di vita austera. Nel frattempo la figlia Cecilia sposa il Conte Pancera di Zoppola.
Nel marzo 1782 Papa Pio VI decide di incontrare l’imperatore d’Austria Giuseppe II nel tentativo di indurlo a ridare libertà alla Chiesa nell’esercizio della sua missione. Il viaggio del Papa prevede una sosta a Sacile, nel palazzo Flangini ed il conte Lodovico accoglie Papa Pio VI ed il suo seguito con grande signorilità.
Il 30 agosto 1789, benché non ancora sacerdote, il Flangini viene nominato cardinale.
Nel 1796 il generale Napoleone invade l’Italia settentrionale. Il 14 marzo 1797 occupa per una notte il palazzo Flangini.
Nel 1798 il Cardinale Flangini è presente in Roma quando viene fatto prigioniero dai Francesi il Papa Pio VI. Partecipa al Conclave per l’elezione del nuovo Papa, che si svolge nel monastero di San Giorgio Maggiore in Venezia. Il nuovo Papa Pio VII viene eletto il 14 marzo 1800.
Nel 1801 il Cardinale Flangini, che si trova a Vienna presso la corte imperiale, viene nominato Patriarca di Venezia, ma soltanto nel 1803 prende possesso della Diocesi.
Muore poco dopo, il 29 febbraio 1804.

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CAP IX - FINE DEL FEUDO DI SANT'ODORICO

Gli anni dal 1796 al 1815 saranno ricordati come tra i più tragici e disastrosi per il nostro territorio. Le idee della Rivoluzione Francese diffuse un po’ dovunque suscitano la reazione degli Stati conservatori, soprattutto l’Austria. Non dimentichiamo che la regina di Francia Maria Antonietta, ghigliottinata dai rivoluzionari, era figlia dell’Imperatore d’Austria.
Nel 1876 scoppiano le ostilità tra l’Austria e la Francia. Venezia si proclama neutrale. Nonostante questo, il suo territorio è attraversato da truppe austriache e francesi. Per la strada regia (l’attuale Pontebbana) transitano eserciti che impongono contribuzioni e attuano requisizioni di viveri e quant’altro può servire all’esercito, con la minaccia di passar per le armi i renitenti. Le nostre popolazioni sono più volte spogliate di tutto, perfino dei carri e dei buoi. Si soffre la fame.
Il 12 maggio 1797, su pressione del generale Napoleone, il Senato Veneto si dimette e approva la proposta di un Governo Rappresentativo. Il 17 ottobre di quello stesso anno, con il Trattato di Campoformido, Napoleone cede Venezia all’Austria.
Nasce il Ducato Veneto e il feudo di Sant’Odorico ne segue le sorti.
La pacificazione è provvisoria. Nel 1803 si riaccendono le ostilità fra la Coalizione capeggiata dall’Austria e la Francia. Nel 1805 la Francia, vittoriosa a Marengo, si riprende i territori ex veneziani che vanno a far parte del Regno Italico, sottoposto di fatto alla Francia. Viene introdotto il cosiddetto Codice Napoleonico che contiene novità importantissime, tra cui l’abolizione delle giurisdizioni e dei privilegi di origine feudale.
Questa legge segna la fine dei feudi. E’ la fine del feudo di Sant’Odorico (anno 1808). Sorgono i comuni, i distretti, e le province
L’ostilità degli stati europei cresce sempre di più per reazione al dispotismo dell’Imperatore di Francia Napoleone Primo. Nel 1809 teatro di uno scontro armato tra francesi ed austriaci furono i Camolli.
L’esercito austriaco, comandato dall’arciduca Giovanni disponeva di 35.000 uomini, mentre quello francese, comandato dal Viceré del regno d’Italia Eugenio Beauharnais, disponeva di 20.000 uomini. La battaglia ebbe luogo il 16 aprile 1809. S. Giovanni del Tempio, Fontanafredda, Vigonovo e Palse furono più volte presi e abbandonati. S Giovanni del Tempio fu totalmente distrutto. In battaglia morirono 3.600 austriaci e 8.000 francesi.
La stella dell’imperatore Napoleone tramontò a Lipsia nel 1813 e definitivamente a Waterloo il 18 giugno 1815.
Chiude l’epoca napoleonica il Congresso di Vienna (1815) che dà via al Regno Lombardo-Veneto, sotto l’Austria. Per 50 anni, cioè fino al 1866, fu il nostro stato.
E l’ultima contessa di Sant’Odorico ? Non ebbe figli; visse a Murlis di Zoppola; non fece opere degne d’esser ricordate; morì il 5 gennaio 1841 e lasciò il suo patrimonio, con il Palazzo Flangini in Sacile e le proprietà in S. Odorico, a Pietro Billia.

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